Partecipando a molti corsi di GPS e cartografia, escursionismo, meteorologia organizzati dal CAI o da altre istituzioni, ho notato che l’argomento trattato viene sempre mostrato come un salva vita.

L’esempio migliore sono i corsi di GPS. Si parla solo di autonomia delle batterie che devono garantire 8-12 ore di funzionamento, funzioni dello strumento che permettano in caso di temperature di molti gradi sotto lo zero, pioggia, neve, nebbia, ghiaccio di funzionare perfettamente per salvare la vita all’utilizzatore. E gli esempi potrebbero essere ancora tantissimi.

Argomenti importantissimi e sicuramente fondamentali, in certe condizioni.

Io però mi chiedo, a quante persone ci si rivolge quando si affronta l’argomento in questo modo?

Parlando in particolare per la nostra zona appenninica quando si leggono i programmi escursionistici delle stesse sezioni CAI, oppure delle migliaia di associazioni nate come funghi per accompagnare la gente a girovagare per i monti, nella quasi totalità dei casi si legge:
escursione di 4 ore e 500 m di dislivello, 3 ore con 400 m ecc. Le escursioni che superano le 6-7 ore e i 1000 metri sono pochissime, molti non le propongono nemmeno più. Poi se si vanno a vedere i percorsi sono su stradelle forestali, sentieri CAI segnati e, per motivi geografici, in genere mai sopra i 1300 m di quota. In ambienti boschivi, prati, campi coltivati, pascoli e molto raramente rocce.

Questo vuol dire, secondo me, che ogni domenica rispetto alle migliaia di persone che si muovono in outdoor, accompagnate o da sole, ci saranno alcune decine di persone che si muovono in ambienti, diciamo ‘difficili’. Queste ultime DEVONO prendere le precauzioni insegnate ai corsi se vogliono tornare a casa, ma per le altre non è detto che sia necessario.

Perché allora queste migliaia di persone devono sobbarcarsi costi e impegni per imparare cose che non gli serviranno mai. Infatti non vanno ai corsi oppure ne fanno uno poi non li interessi più.

Facciamo un esempio molto comune: la persona che va a fare escursioni facili seguendo una guida in escursioni organizzate oppure l’amico esperto, in ambiente collinare o di prima montagna (questa è la stragrande maggioranza). Se è brutto tempo nessuno pensa di partire, se si viene colti dal maltempo durante il percorso la situazione si risolve con una mantella e i piedi bagnati. In genere si segue l’esperto, guardarsi intorno scattando foto e commentando i bei paesaggi o parlando di cose da mangiare.

Se si insegna a questa persona che, evitando le giornate di maltempo, lo smartphone che ha in tasca può registrare il percorso, che alla fine dell’escursione saprà quanti chilometri ha fatto, che una volta a casa potrà guardare il percorso nel PC e cominciare a capire dove è passato, che potrà archiviare i suoi percorsi e, un domani, tornare a ripercorrerli, in autonomia o sempre accompagnato ma capendo dove si trova, che potrà raccontare a un amico il bel percorso ed eventualmente inviarglielo.

Se però la persona, dopo aver provato, si accorgerà che non gli interessa e preferisce continuare a seguire l’esperto e scattare foto non dovrà fare altro che disinstallare la app dallo smartphone e tutto sarà come prima; non avrà l’ennesimo GPS Garmin da centinaia di euro chiuso in un cassetto a soffrire e a sognare di poter risentire i suoi satelliti amici.

Invece, se preso dalla passione per la cartografia digitale, vorrà evolvere non dovrà fare altro che acquistare un GPS escursionistico ‘vero’ ma sarà già consapevole di quali caratteristiche chiedere allo strumento e probabilmente sarà in grado di gestire correttamente le nuove funzionalità, avendo ormai compreso i principi di base comuni a tutta la tecnologia della cartografia digitale.

Per concludere diciamo:

  • i corsi GPS e di escursionismo DEVONO continuare a esserci e chiunque voglia fare dell’escursionismo ‘vero’ dovrebbe parteciparvi per imparare come riuscire a tornare a casa tutte, tutte le volte
  • ma non a tutti questo interessa, moltissime persone sarebbero interessate a un approccio meno intenso e si accontenterebbero di imparare un bel gioco che li può far diventare escursionisti consapevoli, utilizzando apparecchi smartphone o GPS finché ne hanno voglia.

Paolo Montevecchi

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