GeoResQ

Alcune considerazioni sulla App per smartphone GeoResQ che da quest’anno viene fornita gratuitamente ai soci CAI.

Quando è uscita, qualche anno fa, era all’avanguardia e aveva destato parecchio interesse. Il fatto di mantenerla a pagamento ne ha però limitato la diffusione.

Ora viene distribuita gratuitamente ai soci CAI quindi l’interesse è di nuovo aumentato e in tutte le sezioni e tramite i social si discute della sua affidabilità. Da più parti mi è stato chiesto di valutarne i pregi e i difetti.

Purtroppo, dalla mia esperienza decennale sull’utilizzo di apparecchi digitali in escursionismo ho potuto valutare che ci possono essere problemi nella filosofia stessa della App.

Intanto c’è subito da dire che il tempo è passato e adesso quasi tutte le App più importanti per smartphone e i nuovi GPS Garmin associati a uno smartphone, presentano le stesse funzioni, mentre quando uscì era una novità. Naturalmente gli ultimi arrivati hanno sviluppato tecnologie più moderne.

(Ultim’ora, Garmin ha presentato in occasione del CES di Las Vegas 2017 (gennaio 2017), due apparecchi inReach®, al momento molto costosi, che ricevono il segnale dalle costellazioni GPS Statunitensi e Russe, e inviano i dati elaborati alla costellazione dei 66 satelliti Iridium®, quindi superano a pie pari tutte le difficoltà delle linee telefoniche terrestri).

Appoggiandosi alla “linea dati” per comunicare possono sorgere limitazioni nell’uso. Qui bisogna fare una precisazione fondamentale: la linea dati e la linea telefonica sono due cose diverse che hanno una diffusione diversa, specialmente nelle zone meno densamente popolate o di poco interesse turistico. Nello stesso sito della App si fa confusione nella terminologia, infatti è scritto:

“La funzione “Tracciami” ha necessità della presenza della rete telefonica per inviare i dati al portale www.georesq.it, quindi in assenza di campo telefonico, i tuoi cari o la centrale operativa del GeoResQ non potranno ricevere informazioni sulla tua ultima posizione;”

La “rete telefonica” necessaria per telefonare e inviare SMS ha una diffusione più capillare e, specialmente nelle nostre colline e montagne copre buona parte del territorio (dipende molto anche dal gestore telefonico). Nelle città, nelle Dolomiti o nei luoghi turistici più frequentati la coperture della “linea dati” si sovrappone alla linea telefonica ma in molte zone non è così. Anche nelle Alpi, nelle zone meno frequentate c’è poca copertura per la linea dati.

Quindi è possibile telefonare per chiedere aiuto o anche mandare un SMS con le coordinate GPS in zone dove invece la linea dati non è ancora presente.

L’altro problema è l’autonomia delle batterie.

Nel sito questo è spiegato molto bene:

“La funzione “Tracciami”, per via dell’utilizzo dell’antenna GPS e l’invio del pacchetto dati, comporta una riduzione della durata delle batterie dello smartphone in misura molto variabile secondo il modello utilizzato. Nei settaggi dell’App è possibile ottimizzare e contenere il consumo della batteria”

Come spiego ai corsi, l’unico modo per avere un’autonomia decente con gli smartphone è utilizzare la funzione GPS ma impostare l’apparecchio in “modalità aereo” per evitare consumi di Wi-Fi, linea telefonica, linea dati, Bluetooth.

Utilizzando GeoResQ solo come richiesta di aiuto (funzione “Allarme”) si può tenere attivato il GPS (attivarlo al momento potrebbe richiedere troppo tempo prezioso) e attivare la linea dati solo nel momento del bisogno.

Se si vuole utilizzare la funzione “Tracciami” cioè inviare continuamente la posizione ai server GeoResQ, è necessario tenere attivato la linea dati, la funzione GPS e l’App deve continuamente elaborare i dati del satellite e tentare di mandarli al server e questo comporta un certo consumo. In questa situazione, con altre App ho riscontrato una durata della batteria (abbastanza nuova) di 3-4 ore. Oltre bisogna attivare funzionalità di risparmio energetico non sempre efficienti, avere a disposizione batterie di ricambio o batterie tampone, dal peso non indifferente. Se poi è freddo, tutto si accorcia…

Ho provato personalmente GeoResQ e dopo una breve escursione di due ore, in una zona con una copertura decente del segnale, l’autonomia era scesa dal 100 al 73%. Una prova di un amico, in tre ore si è arrivati al 55% rimanente.

Il fatto che invii pochi punti e che dalle impostazioni si possano ridurre ulteriormente aumenta la durata delle batterie ma non credo ci si possa permettere un’escursione di una giornata intera senza utilizzare qualche espediente.

Quindi, lodevole l’impegno nel mettere in piedi un’operazione del genere, operazione che deve essere anche molto costosa nella gestione, ma bisogna considerare che in molte zone le aspettative potrebbero essere disattese.

La vecchia telefonata al 118 supportata dalle coordinate precise di un GPS o di uno smartphone o anche l’invio di un SMS ad un famigliare o ad un amico con le stesse coordinate che provvede ad allertare i soccorsi penso siano utilizzabili in zone più ampie di quelle coperte da GeoResQ o da altre App che si appoggiano solo alla “linea dati”. Esistono anche apparecchiature ‘professionali’ che colloquiano con i satelliti e possono mandare allarmi automaticamente (es. uomo a terra – man down). Potrebbe essere interessante e, direi fattibile, che a livello di sezione CAI ci si equipaggi con uno strumento di questo tipo e venga utilizzato durante le escursioni ufficiali, come viene già fatto con le radio ricetrasmittenti.

Per concludere si può dire che essendo GeoResQ gratuito per i soci CAI, ci si può prendere il tempo di installare la App, registrarsi e valutare personalmente la cosa utilizzando la funzione “Tracciami” sistematicamente per le escursioni che si effettuano. In questo modo sarà possibile valutare l’autonomia dell’apparecchio, tarando i vari risparmi energetici e, una volta rientrati a casa, verificare se la traccia inviata risulta completa. Come ogni altra apparecchiatura complessa (vedi ARVA) è NECESSARIO verificarne le potenzialità e imparare ad utilizzarla PRIMA che ci sia il reale bisogno.

Mi viene in mente un esempio che per me potrebbe rappresentare la situazione.

Un allarme antiintrusione distribuito gratuitamente, quando un ladro si introduce in casa si attiva, chiama le forze dell’ordine che in brevissimo tempo arrivano e arrestano il ladro; forse.

Nel sito c’è scritto che non funziona sempre, in certe situazioni (non si sa quali) non funziona.

Quindi se devo installare un allarme perché il coniuge, il/la compagno/a vuole l’allarme ma a me interessa abbastanza poco, installo questo e sono a posto. Se invece non voglio che un ladro entri in casa diciamo per “nessun motivo” mi compro un buon allarme.

Aggiornamento 18/07/2017

Schermata tratta dal sito di Wind relativa alla copertura attuale della nostra zona collinare:

Paolo Montevecchi

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